Due video che hanno riacceso il fuoco sullo scandalo più discusso della TV italiana di fine anno.
Nei reel pubblicati su Instagram, l’ex concorrente del Grande Fratello prova a riscrivere la narrazione su di sé: da presunto “ragazzo disposto a tutto” a giovane che rivendica ingenuità, fragilità e il diritto di essere creduto.
Il primo video: “Questo è il mio errore”
In un primo reel Medugno ammette di aver mantenuto un rapporto ambiguo con Alfonso Signorini, parlando apertamente di “errore” nel non essersi allontanato prima. Spiega di aver lasciato spazio a messaggi allusivi e a una vicinanza che oggi giudica sbagliata, ma insiste sul fatto che ingenuità non significhi né consenso né colpa. Il sottotesto è chiaro: aver tollerato quella dinamica, dice, non autorizza nessuno a mettere in dubbio la sua versione sugli episodi che definisce molestie e pressioni.
Il secondo video: “Non sono mai andato a letto con Signorini”
Nel secondo video, ripreso e rilanciato dalle agenzie, Medugno mette un punto netto sulle illazioni: “Voglio essere chiarissimo, non sono mai andato a letto con Alfonso Signorini, né la prima volta né dopo, mai”. Racconta di aver passato “quattro anni in terapia” dopo quei fatti e di aver scelto di tutelarsi legalmente solo quando il caso è esploso pubblicamente con le rivelazioni di Fabrizio Corona e il clamore mediatico.
Tra accuse, gestione dell’immagine e “MeToo gay”
I video arrivano mentre la Procura di Milano indaga Signorini per violenza sessuale ed estorsione e gli avvocati del conduttore rispondono parlando di accuse “irreali e balorde”, ricordando chat in cui Medugno avrebbe scritto perfino “mi manchi”. Intanto, sui social e nelle trasmissioni online, il caso viene raccontato come un potenziale “MeToo gay italiano”, con chi difende Medugno come vittima di un sistema marcio e chi, al contrario, lo accusa di cavalcare il ciclone per visibilità.
L’effetto gossip: vittima, opportunista o tutte e due le cose?
A livello di gossip, i due video hanno un doppio effetto: da un lato restituiscono l’immagine di un ragazzo che parla di manipolazione da parte del suo ex manager e di vergogna taciuta per anni; dall’altro alimentano il racconto del “ragazzo social” che usa lo scandalo per riposizionarsi come volto mediatico. In mezzo ci sono chat, backstage di Falsissimo, frasi come “qualcuno si farà malissimo” e un’opinione pubblica divisa, mentre sullo sfondo resta la domanda più spinosa: dove finisce il gioco della seduzione di potere e dove comincia, davvero, l’abuso.







