Dopo le sue esperienze nel mondo televisivo italiano, Gennaro Farella ha deciso di alzare l’asticella, tuffandosi in una delle sfide atletiche e mediatiche più intense di sempre: Physical: 100. Tra una preparazione fisica estrema, un livello di competizione altissimo e il confronto con veri e propri campioni dello sport, Gennaro ci racconta com’è andata davvero questa avventura e come questo percorso lo abbia cambiato profondamente.
Gennaro, partiamo dall’inizio: com’è nata l’opportunità di partecipare a un programma competitivo come Physical: 100? L’opportunità è nata quasi per caso. Mi è stato chiesto se fossi uno sportivo e se fossi pronto a mettermi davvero in competizione. Da quel momento ho capito subito che era arrivata l’occasione giusta per mettermi in gioco. Ho affrontato diversi provini e, alla fine, sono stato scelto.
Qual è stata la tua prima reazione quando sei arrivato sul set per registrare? Credo che il set sia uno dei più belli mai realizzati fino ad oggi. Tutto era curato nei minimi dettagli, con un’organizzazione incredibile. Ricordo perfettamente il mio primo impatto: appena entrato ho pensato: “Cacchio, dove mi trovo?”. Sono rimasto completamente scioccato. Ma arrivare lì non è stato affatto semplice…
Come ti sei preparato a livello fisico ed emotivo per affrontare prove così impegnative? Prima di iniziare il programma mi sono preparato tantissimo: correvo 10 km praticamente ogni giorno, facevo 4 allenamenti di forza a settimana e aggiungevo 2 sedute di CrossFit. Per circa due mesi, praticamente, ho vissuto in palestra. Il mio obiettivo era chiaro già prima di entrare: arrivare in finale e giocarmi tutto fino all’ultimo.
Che impatto ha avuto su di te trovarsi di fronte agli altri 99 concorrenti? L’impatto con gli altri concorrenti è stato fortissimo. C’erano dei veri giganti dello sport, persone che avevano rappresentato l’Italia nelle proprie discipline. In alcuni momenti mi sono sentito quasi piccolo rispetto a loro. Su 99 concorrenti non ce n’era praticamente uno che non avesse una preparazione agonistica importante: il livello era altissimo.

C’è stato qualcuno in particolare tra i partecipanti che ti ha impressionato fin da subito? Due persone, in particolare, mi fecero subito capire che non sarebbe stata semplice. Uno era Alvise Rigo, un omone super allenato e completo praticamente in qualsiasi disciplina. L’altro era Filippo Pici, che per me era davvero un extraterrestre.
Nonostante il livello altissimo degli avversari, come è andato il tuo inizio di percorso? Io ero lì per giocarmela. Ho dato il 100% fin dalla primissima prova e sono riuscito ad arrivare ottavo su quasi 100 concorrenti. È stato proprio in quel momento che ho iniziato a crederci ancora di più.
In passato il pubblico ti ha conosciuto per contesti diversi, come Uomini e Donne. Che differenza c’è stata tra quella realtà e Physical: 100, e quale tra i due programmi senti più vicino a te? La differenza è enorme: in Physical: 100 conta la competizione, la preparazione e la voglia di superare i propri limiti. In Uomini e Donne ero protagonista di dinamiche sentimentali e televisive. Se devo scegliere, scelgo tutta la vita Physical: 100: lì mi sono sentito davvero me stesso.







