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Nella mattinata del 3 febbraio 2026 Meta, la società che controlla Facebook e Instagram, ha disabilitato gli account personali di Corona e quelli riconducibili a “Falsissimo”. In una nota all’Ansa, un portavoce ha spiegato che i profili sono stati rimossi per “plurime violazioni degli standard della community”, facendo riferimento a contenuti segnalati come diffamatori e lesivi dei diritti altrui. Si tratta di una decisione interna della piattaforma: non è stata la magistratura milanese a ordinare l’oscuramento, ma una scelta autonoma di Meta dopo un numero elevato di segnalazioni e dopo la diffida dei legali di Alfonso Signorini e l’azione legale di Mediaset.


Sul fronte YouTube, la stretta è iniziata con la rimozione dell’episodio n. 21 di “Falsissimo”, “Il prezzo del successo”, dopo una diffida di Mediaset per violazione del copyright. In seguito, nella notte sono stati eliminati quasi tutti i video “liberi” del canale di Corona, lasciando online soltanto alcuni contenuti riservati agli abbonati e pochi shorts. Altri video di commento spiegano che il canale è stato colpito da più “strike” e che il team di Corona starebbe riorganizzando l’archivio per evitare ulteriori blocchi, con l’obiettivo di tornare pienamente operativo nel giro di pochi giorni.


La chiusura arriva al culmine del “caso Signorini”: dopo l’ordinanza del Tribunale di Milano che aveva imposto la rimozione dei contenuti su Alfonso Signorini e il blocco dell’ultima puntata, Corona ha continuato a pubblicare nuove versioni dei video, rivendicando il diritto di cronaca e di critica. Parallelamente, Mediaset ha presentato diffide per uso non autorizzato di immagini e formati televisivi, mentre gli avvocati di Signorini e altri soggetti coinvolti hanno segnalato i contenuti come diffamatori alle piattaforme. Meta avrebbe quindi valutato l’insieme di queste violazioni – hate speech, privacy, diffamazione, revenge porn e copyright – come incompatibili con le proprie policy, procedendo alla disattivazione degli account.

La reazione di Corona e del suo legale


L’avvocato Ivano Chiesa ha definito la mossa delle big tech una “censura impressionante”, paragonandola alle pratiche dei Paesi non democratici e denunciando un rischio per la libertà di parola. Corona, da parte sua, in diversi video ha parlato di “giustizia ad orologeria” e di tentativo di zittirlo proprio mentre le sue inchieste su “Falsissimo” stavano raggiungendo milioni di visualizzazioni. Nonostante la chiusura degli account ufficiali, molti frammenti delle puntate continuano a circolare su TikTok e altri canali terzi, sfuggendo al controllo centralizzato.


Il caso apre un fronte delicato nel rapporto tra giornalismo d’inchiesta, spettacolarizzazione del gossip e potere regolatorio delle piattaforme. Da un lato, Meta e YouTube rivendicano il diritto di far rispettare i propri standard, rimuovendo contenuti ritenuti lesivi di diritti fondamentali e di copyright. Dall’altro, la difesa di Corona e parte dell’opinione pubblica leggono la chiusura coordinata di account e canale come un precedente pericoloso per la libertà di espressione online. In attesa di eventuali ricorsi – Corona in passato ha già ottenuto dal Tribunale di Milano la riattivazione di un suo profilo Instagram contro Meta – il “silenzio forzato” sui social segna una svolta nella sua strategia comunicativa e nel modo in cui il sistema delle piattaforme gestisce i casi più controversi.

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